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OTTOBRE 2020. ottobre editoriale

L’Influencer di Dio. Anche i Millennials vanno in Paradiso. Il Santo Protettore di Internet. Il Beato con le sneakers. Il Pier Giorgio Frassati del web. San Francesco con la felpa. Queste e tantissime altre definizioni sono circolate in queste settimane, quando il nome di Carlo Acutis è passato velocemente dai pochi che lo conoscevano prima, a una grandissima platea. Alcune di queste sintesi risultano particolarmente efficaci, altre rischiano di banalizzarne la figura: non succederà. In questo tempo così difficile, quando ancora i rapporti umani sono complicati, attenuati, resi difficili dalla distanza e, spesso, mediati unicamente dalla Rete e dai social, l’apparire della sua figura non può non essere vista sotto la luce della Grazia. Carlo Acutis è stato, essenzialmente e semplicemente, un ragazzo. Oggi, è un nuovo Beato. Domani, ma per molti lo è già anche adesso, un Santo. Pur essendo nato a Londra, nel 1991, è cresciuto a Milano, figlio di una famiglia dell’alta borghesia, in vista e benestante, destinato quindi a un’esistenza di successo. Della città ha certamente assorbito il meglio, sin da piccolo. Non la Milano, però, vuota e superficiale della movida, quella della moda e degli aperitivi, dei negozi e dei grattacieli. Appena ragazzino, si era affacciato curioso al mondo degli oratori, della solidarietà e del volontariato. Quella grande tradizione lombarda della generosità, del fare il bene e dei grandi santi del passato. Senza essere spinto da nessuno, se non da un richiamo mistico, Carlo aveva iniziato a frequentare gli ultimi, le persone più bisognose, aiutandole in ogni modo. Aveva maturato un fervore religioso, che non poteva non avere un’origine sovrannaturale. La frequentazione quotidiana della Chiesa e l’accostarsi all’Eucarestia non avevano in lui, però, nulla di bigotto. La sua famiglia, infatti, era composta di cattolici non praticanti, come ammette oggi, con grande serenità, anche sua madre. Le conversioni da lui provocate, sono iniziate sostanzialmente in famiglia, non con la parola, ma con l’esempio. Anche il domestico indiano, appartenente da secoli a una famiglia induista, di tradizione braminica, non poté fare a meno di convertirsi al cattolicesimo. “Guardando solamente come viveva, era impossibile non seguirne l’esempio”, dice oggi ricordandolo. Carlo non era un santino ottocentesco, quindi, ma in tutto e per tutto un giovane del mondo di oggi. Un ragazzo come tanti, è stato in questo il suo essere straordinario. Gli amici oggi ne parlano ancora stupiti. Chi lo conosceva, anche fra i più atei e miscredenti, ne restava rapito, disorientato. Era impossibile contestare le sue idee, la sua fede. Anche perché se lo facevi, lui si fermava ad ascoltarti, non per convincerti, ma per comprenderti. Intelligente, simpatico, leader naturale senza alzare mai la voce. Un ragazzo semplice, che amava giocare a calcio, suonare il sassofono, viaggiare. Sopra tutte le altre cose, un grande appassionato di informatica, utilizzava tutte le nuove tecnologie in modo intuitivo, moderno e intelligente. Una sua mostra via web sull’iconografia dei miracoli eucaristici, creata a soli 15 anni, si trova ancora sulla Rete. Lo chiamano oggi il Santo di facebook, e certamente sarebbe stato interessante conoscere il suo parere, sapere come utilizzerebbe i social. Lui sicuramente sarebbe presto andato oltre il vaniloquio inutile e narcisistico, avrebbe evitato l’utilizzo banale che viene fatto di questo mezzo di comunicazione. Ma Carlo Acutis non fece neppure in tempo a conoscerlo… Di lui, restano solo alcuni filmati e molte foto, che è possibile ritrovare nello stupefacente documentario “La mia autostrada per il cielo”. Come aveva previsto lui stesso in una premonizione di pochi mesi prima, Carlo lascia questo mondo nel 2006, a soli quindici anni, stroncato in pochi giorni da una malattia fulminante. I genitori e gli amici restano sgomenti, ma vedono anche in questa assurda tragedia un segno del Divino. Cosa sarebbe diventato Carlo da adulto? Chissà, forse un sacerdote, un Vescovo, oppure un professionista affermato, un grande comunicatore. Già malato, sereno pur nella sofferenza, chiede di essere sepolto nel luogo che aveva spesso visitato, e nel quale si sentiva “a casa”. Riposa oggi ad Assisi, nella Chiesa della Spogliazione, dove il suo culto, trasmesso certamente in modo veloce dai moderni mezzi di comunicazione ma, ancora di più, da un passaparola che di terreno ha davvero ben poco, si sta diffondendo in tutto il mondo. Carlo Acutis, oggi, è infatti diventato quello che un Disegno Divino aveva predisposto per lui: un Santo. Tante le sue frasi significative, che oggi sono già celebri. Fra le altre: “Tutti nascono come originali, ma molti muoiono come fotocopie”. In questi tempi difficili, si diceva, una luce e un esempio per tutti. Per chi non crede, il mistero della vita di questo ragazzo prosegue; per chi crede, è l’inizio di un cammino che porterà molto lontano.

Andrea De David

presidenza@csibologna.it

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