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editoriale novembre

NOVEMBRE 2020.

“Saremo felici quando, digitando il nome di Yara su google, non appariranno più soltanto notizie di cronaca, processi, ricostruzioni più o meno dirette, polemiche, retroscena, ma unicamente le storie di tante ragazze e ragazzi, magari con difficoltà economiche oppure problemi di famiglia che, grazie alla nostra associazione e con l’aiuto di tanti, sono riusciti a coltivare il talento e la passione sportiva, quello che riempiva la vita di nostra figlia”. Così parlano oggi i genitori di Yara Gambirasio. Una delle vicende più tragiche e oscure della nostra storia recente, una di quelle per cui si sono spese più parole, commenti e ricostruzioni. Il 26 novembre di dieci anni fa, infatti, questa tredicenne, una ragazzina semplice, come tante, della provincia italiana, con gli stessi sogni e le aspettative di milioni come lei, usciva dalla tranquillità di una cittadina di meno di diecimila abitanti, Brembate di Sopra, a dieci chilometri da Bergamo, per entrare in un buco nero senza fine. Il fatto che quel pomeriggio, come in tanti altri pomeriggi, fosse appena uscita da una palestra, dove da anni entrava tutti i giorni, per seguire gli allenamenti di ginnastica ritmica, ci turba ancora oggi. Era il nostro mondo, è il nostro mondo. L’immagine, felice e spensierata, che ce l’ha tramandata, è sempre lì a ricordarcelo, ce la mostra intenta ad un esercizio seduta sul pavimento di una palestra. Tre mesi di ricerche, sconvolgenti e rocambolesche, come tutta la vicenda. Prima le indagini all’interno della stessa famiglia, luogo dove statisticamente si nascondono i misteri e i colpevoli di almeno la metà dei delitti… Poi le attività lavorative del padre, piccolo imprenditore, magari con qualche debito, oppure con qualche controversia aperta o credito da riscuotere. Come se, in Italia, bastasse questo per intraprendere un delitto così orribile. Sempre in Italia, non manca mai l’indagine su di un extracomunitario capitato per caso nell’inchiesta, e presto uscito dalla stessa, completamente ignaro ed estraneo alla vicenda. Dopo tre mesi, il ritrovamento della ragazza, dopo altri tre mesi i funerali, nello strazio di tutta l’Italia. Passeranno poi tre anni, un’indagine incredibile, l’intuizione geniale di una genetista, la bravura degli investigatori, e anche tanta fortuna. Il colpevole, è un uomo di mezza età, italiano, lavoratore, sposato e padre di famiglia. Incensurato. Questo almeno dice l’accusa, con la condanna all’ergastolo, confermata poi in Appello e, solo due anni fa, anche dalla Cassazione. Il delitto non è mai stato ammesso né confessato dal colpevole, lasciando così aperte sia le ipotesi alternative della difesa, della pubblica opinione e dei mezzi di comunicazione, sia il racconto delle circostanze, del movente e delle modalità con cui è avvenuto. Forse è meglio così, già abbastanza la vicenda ci ha sconvolto e interrogato. Partì dieci anni fa un dibattitto, e vennero anche presi i primi provvedimenti, su un tema che forse fino ad allora era stato sottovalutato. La sicurezza e la tutela dei bambini e degli adolescenti, nel tempo libero e nelle attività extrascolastiche. La responsabilità di famiglie, istituzioni e associazioni nel garantire spostamenti e comportamenti sicuri e, allo stesso tempo, libertà di movimento. Il tutto in un’epoca ben diversa da quella, di solo pochi anni precedente, in cui si poteva ancora andare a scuola da soli, tranquillamente, magari anche a partire dalle scuole elementari… Un argomento ancora tutto da scrivere e perfezionare, anche alla luce delle moderne abitudini e tecnologie. Dall’anno scorso, è stata invece inaugurata, a Bergamo, alla presenza della famiglia, del Sindaco di Bergamo Giorgio Gori, del Presidente del Coni Giovanni Malagò e del Presidente del CSI Vittorio Bosio, bergamasco, la Città dello Sport “Yara Gambirasio”. Sognare di diventare una campionessa, oppure semplicemente mettercela tutta per migliorare e dare il meglio di sé anche nella più piccola competizione. In migliaia di piccole atlete vive ancora oggi la passione di Yara Gambirasio.     

 

Andrea De David

presidenza@csibologna.it

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