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LUGLIO 2019.

Il commento più simpatico è arrivato dalla penna di Stefano Bartezzaghi che ha scritto di getto, all’arrivo della notizia dell’assegnazione dei Giochi Olimpici Invernali del 2026 all’Italia, con la candidatura congiunta di Milano e di Cortina. “Sapessi com’è strano, sentirsi olimpici a Milano…”. Immaginando in quel momento la curiosità, il disincanto, ma anche la bonaria operosità dei milanesi subito messisi in moto alla notizia dell’assegnazione delle Olimpiadi della neve, proprio nei giorni più torridi dell’anno, quando nel capoluogo lombardo la colonnina di mercurio sfiorava i 40 gradi!

Un sorriso più che opportuno e indovinato, che suggellava una grande soddisfazione, quella di poter ospitare per la quarta volta i Giochi Olimpici nel nostro paese. Di un’altra epoca quelli di Cortina d’Ampezzo del 1956, i primi in assoluto in Italia, che fecero conoscere in tutto il mondo la città e le Dolomiti, ancora una volte coinvolte, giustamente, anche nell’organizzazione di questo nuovo evento. Indimenticabili e irripetibili quelli di Roma del 1960, culmine e specchio di un’epoca al suo massimo splendore, della città, dell’Italia, ma anche di tutta l’Europa e del mondo occidentale. In considerazione degli sviluppi successivi, appare ancora oggi un grande peccato il ritiro dalla candidatura della Città Eterna ai Giochi Olimpici Estivi del 2024, maturata in un plumbeo clima di crisi e pessimismo generale dal quale peraltro non sembriamo ancora usciti. Sorprendenti, in tutti i sensi, i Giochi Olimpici di Torino del 2006. Hanno dato un grande impulso alla città, per oltre un decennio almeno: un’occasione persa il non essersi voluti agganciare a questo nuovo “treno”.

Assolutamente indovinata, invece, questa nuova candidatura. Esponenti politici di partiti diversi, città e regioni differenti che, fino a poco tempo prima, si facevano concorrenza, mondo sportivo di vertice e di base, Coni, sport olimpico e paralimpico, governo centrale, sponsor, industria e impresa, hanno messo da parte per una volta la storica conflittualità per ottenere questo grande risultato. Fra le mille considerazioni, a nostro parere, un bellissimo messaggio al mondo dello sport, e non solo, è stato dato dalla presentazione della candidatura alla sessione decisiva del CIO a Losanna da parte di una coppia di protagoniste dell’evento. Non quindi uomini politici, dirigenti sportivi o glorie del passato. In un’estate dove le donne sono state protagoniste ovunque, dai Mondiali di calcio alle Universiadi, si è rivelata vincente, a detta di tutti, la breve ma significativa prestazione fornita da Sofia Goggia e Michela Moioli. Giovanissime, bergamasche, entrambe già vincenti alle Olimpiadi di Pyeongchang del 2018, rispettivamente nella discesa libera e nello snowboard. Perfettamente a loro agio con le lingue straniere, simpatiche, sincere e convincenti, con il loro intervento, in pochi minuti, hanno conquistato tutti: dalle loro parole emergeva un entusiasmo contagioso e un’autentica passione per lo sport e per il proprio pese, da comunicare al mondo intero.

Un ottimo inizio per una manifestazione che prova in ogni caso a rimettere al centro dell’attenzione non tanto la politica e le grandi opere, non gli investimenti e gli sponsor, ma gli autentici protagonisti dell’evento, ovvero gli atleti stessi. Il mondo dello sport di base non si senta escluso da questo appuntamento, anche se le strade delle società sportive dilettantistiche e quella dell’addestramento di alto livello sembrano sempre più separate, oggi anche per decreto legge… Le Olimpiadi della gente possono e devono diventare le Olimpiadi di tutti, non solo davanti alla televisione. Sette anni sono lunghissimi, è vero, ma è possibile che tutti insieme, politica, enti e mondo dell’associazionismo, riescano a studiare percorsi utili per una crescita importante, sportiva e civile. Buone Olimpiadi! 

Andrea De David

presidenza@csibologna.it

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