
GENNAIO 2026.
Si celebra, anche quest’anno, il Giorno della Memoria, il 27 di gennaio, Anniversario della Liberazione del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau nel 1945 da parte dell’Armata Rossa. Il ricordo di questa ricorrenza, com’è noto, è stato istituito dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite solamente il 1° novembre del 2005, con la risoluzione nr.60/7. In Italia, la giornata è stata invece formalmente riconosciuta il 20 luglio del 2000, con l’approvazione della legge n. 2112. E già questo riconoscimento così tardivo, a circa sessant’anni dagli eventi, la dice lunga su un percorso spesso fatto di imbarazzi, rimozione, desiderio di lasciarsi il passato alle spalle il più velocemente possibile. Successivamente, l’obiettivo di ricordare in modo condiviso la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione dei cittadini ebrei, le deportazioni, la prigionia e morte di tanti di loro, è stato perseguito in tantissimi modi. Nelle scuole, attraverso percorsi didattici, visite guidate, letture e dibattiti con esperti, studiosi e sopravvissuti. Nel mondo dell’arte e della cultura. Spettacoli teatrali, cinema e televisione, mostre fotografiche e altre rappresentazioni grafiche e artistiche ricordano ogni anno quegli eventi, producendo, a volte, capolavori che restano nella storia. Nelle comunità religiose, la preghiera e la testimonianza raccolgono il testimone di quegli eventi, sollecitando e invitando le stesse alla riflessione. Giornali, programmi televisivi, social, sono pieni, nei giorni precedenti e in quelli successivi di ricordi e riferimenti a questa giornata. Infine, la politica dedica la propria attenzione al Giorno della Memoria, sia dal punto di vista istituzionale che dal punto di vista dei singoli partiti. Non può mancare, come sempre, il contributo del mondo dello sport. Anche qui, come vedremo, è molto recente la “discesa in campo” di questo settore, probabilmente per gli stessi motivi sopra menzionati. Ogni anno, infatti, viene scoperta, o riscoperta, la storia di un qualche sportivo esule, vittima o sopravvissuto che, dell’Olocausto, ha subito l’onta. È il caso di Ferdinando Valletti, arrestato dalle SS e deportato a Mauthausen, giocatore del Milan e del Verona, incredibilmente poi scampato a un’odissea che lo aveva portato a disputare partite anche all’interno del campo di concentramento. O del pugile, all’epoca celeberrimo, Leone Efrati, ebreo romano, ritornato dall’America per supportare la famiglia dopo l’emanazione delle leggi razziali, successivamente deportato e morto nel campo di Auschwitz. Nel campo di Gusen, invece, trovò la morte Carlo Castellani, il più grande bomber della storia dell’Empoli. Arrestato e partito dalla Stazione di Santa Maria Novella, non fece più ritorno. A lui è oggi dedicato lo Stadio della città di cui era stato idolo. Tantissimi sarebbero gli esempi da citare. Nel libro “Sport e Shoah” di Sergio Giuntini, una vera pietra miliare nella conoscenza divulgativa e, soprattutto, nella scoperta e riscoperta di queste storie, vengono quantificati in circa sessantamila gli sportivi, a diverso titolo, che hanno perso la vita nel corso del genocidio, sui sei milioni di vittime complessive, in un mondo, peraltro, dove la pratica sportiva di massa era ancora di là da venire. Di questi, almeno 220 erano atleti vincitori di Olimpiadi, Campioni del Mondo o sportivi di chiara fama internazionale… Anche intere squadre ne furono falcidiate, subendo la chiusura o l’allontanamento dei dirigenti o di parte dei giocatori. Casi più eclatanti, l’Ajax di Amsterdam, una delle squadre più titolate del mondo, detta anche “la squadra del ghetto”, per la provenienza dei dirigenti fondatori, e l’Hakoah Vienna. Una vera all-star dell’epoca, formata solo da giocatori ebrei, protagonista di uno storico scudetto in Austria e di un tour trionfale in giro per il mondo, poi disciolta e cancellata da tutti gli albi d’oro dopo l’Anschluss, e anche nella memoria collettiva fino quasi al giorno d’oggi. Grave dimenticanza, per noi bolognesi, per 40 anni, la memoria del grandissimo Arpad Weisz, all’epoca uno dei più grandi allenatori del mondo, cacciato dal Bologna Fc che aveva fatto trionfare in Italia e in Europa, e dall’Italia, dopo le leggi razziali. Morto anche lui ad Auschwitz con l’intera famiglia, è stato riscoperto grazie al lavoro di ricerca di Matteo Marani, oggi è nel Pantheon Rossoblù. Anche il CSI, con la Junior TIM Cup, poi Philadelphia Junior Cup, ha reso omaggio all’Olocausto, portando in visita gruppi di ragazzi al Memoriale della Shoah di Milano, con incontri, racconti e testimonianze di sopravvissuti. Una sintesi di questi incontri fa parte del patrimonio visivo permanente del Memoriale. Un modo per riallacciare la memoria fra sport e ricordo. Per non dimenticare.
Andrea De David
@csibologna
