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FEBBRAIO 2026.

Notti magiche… Detta così, potrebbe anche sembrare una cosa triste. L’inverno del 2026 è stato, almeno finora, diverso dai precedenti. Il clima più rigido (finalmente!), un po’ di neve, tanta pioggia, cielo grigio per giorni e giorni. I soliti problemi di alluvioni, frane e mareggiate che hanno colpito, come avviene ormai di consueto, diversi territori d’Italia… È anche un inverno fatto di guerra e violenze, che imperversano in tanti territori del mondo, lontani, ma neppure troppo, dall’Italia. E la tregua olimpica di antica memoria? Anche questa, è stato detto, in realtà non è mai esistita. Una fiaba, non potremmo dire una fake news, ma quasi. In realtà, si trattava di un semplice salvacondotto, che consentiva agli atleti di mettersi in viaggio e raggiungere, dopo giorni di cammino, il sito di Olimpia, luogo sacro, ogni quattro anni dedicato esclusivamente ai Giochi. Erano questi atleti-soldati, comunque, così come tutti i cittadini delle città-stato dell’Antica Grecia. In loro, non poteva essere più lontana dal nostro modo di pensare l’idea del pacifismo, inteso nel senso moderno. Nelle piccole e litigiose poleis, il senso dello Stato era invece tutt’uno con il senso della guerra, del confine, della difesa e dell’espansione, sin dalla più giovane età. Quello che non mancava, era invece il senso dell’onore: veniva infatti punito chi, questo cammino dell’atleta, ostacolava e impediva. Un bellissimo inverno italiano è invece quello iniziato nella serata del 6 febbraio, con la Cerimonia di apertura della XXV° edizione dei Giochi Olimpici Invernali. Dal 7 febbraio, e fino al 22, il via a una serie di attesissime gare, per quelli che saranno i Giochi Olimpici disputati in Italia per la quarta volta nella storia. Nessuna tregua olimpica, perché la politica nei giochi è sempre entrata, anche in quelli invernali. E chissà se Milano-Cortina ci regalerà storie come quella di Mike Eruzione. Alle Olimpiadi di Lake Placid, nel 1980, in piena Guerra Fredda, segnò da capitano la rete decisiva che consentì agli Usa di battere l’Unione Sovietica, considerata all’epoca invincibile. Mike era un giocatore semisconosciuto, dalla carriera modesta, dopo di allora non debuttò neppure nella Lega dei professionisti, e si ritirò a soli 24 anni. La sua impresa, però, è stata votata come il più importante momento sportivo nella storia degli Stati Uniti nel 20esimo secolo, e a Mike fu affidata l’accensione del braciere olimpico a Salt Lake City, nel 2002. Tutta una serie di polemiche, italianissime, hanno preceduto la cerimonia di inaugurazione. Da quelle legate ai temi dell’ambientalismo, al timore degli attentati. Dal focus sui costi fino alla costruzione di presunte “cattedrali” nel deserto. Su tutte, fino quasi all’accensione del fuoco, la querelle sui tedofori. Molti dei portatori di questo simbolo sono stati infatti scelti con semplici auto-candidature, oppure in quanto personaggi pubblici o famosi, fino addirittura a scelte di dubbio gusto. Questo, non solo ha tagliato fuori atleti e dirigenti e sportivi più che meritevoli ma, incredibilmente, anche atleti medagliati olimpici, campioni del modo, persino autentiche leggende degli sport invernali! Pensiamo e speriamo che sia stato solo un peccato di superficialità e presappochismo, e che questa triste vicenda resti fine a se stessa. Rallegriamoci, invece, per lo spettacolo, unico e irripetibile della cerimonia di apertura. Classe, eleganza e gusto hanno fatto risplendere un’Italia che amiamo, e che spesso dimentichiamo. Un popolo che trabocca di eccellenze; in una parola, il Made in Italy, che, solo in minima parte, è potuto entrare in quelle tre ore di magia. Partendo da Valentino Rossi che accompagna a San Siro gli atleti, gli orchestrali della Scala e un Presidente della Repubblica divertito e divertente, guidando il più milanese dei tram. Passando per l’alta moda, sotto lo sguardo di Giorgio Armani, in una delle sue ultime creature. L’Armonia, scelta non a caso come parola guida. E poi la musica, l’opera lirica, la musica popolare e quella moderna. Ma anche la “canzone” di Giacomo Leopardi, il nostro primo “Cantautore”. Poi Celentano, Domenico Modugno, fino all’Italia di oggi e di domani, quella di Ghali e dell’apertura al mondo intero. Nessuno di senta escluso, in questa nostra Italia, dal rock al melodramma, da Canova a Leonardo Da Vinci. Anche qui, qualche polemica non è arrivata. Mancava questo e mancava quello. Dalle interrogazioni fatte sulla stampa e i media esteri, il responso è stato invece unanime. Per tutti gli osservatori del mondo, è stato uno spettacolo unico e irripetibile, con Cecilia Bartoli e Andrea Bocelli a cantare e incantare. E l’astronauta Cristoforetti che ci porta direttamente fra le stelle. Com’è possibile criticare tutto questo? Del resto, visto che siamo in tema di sport della neve, anche Reinhold Messner, uno che di ghiaccio se ne intende, diceva che ovunque, in qualsiasi parte del pianeta, uno scalatore che affronta la montagna, dirà che sta facendo Alpinismo, citando necessariamente quelle che sono, ancora oggi, le più belle montagne del mondo. A fare da cerimoniere, Giovanni Malagò, non più presidente del Coni ed escluso dal board del CIO, che ha rubato la scena a tutti, dimostrando che la storia non si cancella con la burocrazia, e che il carisma è la più grande delle medaglie. E allora, camminiamo tutti insieme, con la grande Compagnoni e il nostro super Albertone Tomba (che spettacolo rivederli, ricordando quando eravamo ragazzi e seguivamo le loro imprese!) e una dolce, emozionatissima, Sofia Goggia. Viva l’Italia, lo Sport e le Olimpiadi!  

Andrea De David

presidenza@csibologna.it

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