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NOVEMBRE 2025.

Volontario, perché lo fai?

Questa la domanda che fa da filo conduttore sul nuovo numero della rivista VITA, periodico che, dal 1994, costituisce un punto di riferimento importante per tutto il mondo del Terzo Settore, anticipatore di temi e argomenti che oggi, soprattutto con la recente Riforma, sono poi diventati un sentire comune.

Fondato e diretto da Riccardo Bonacina, giornalista e conduttore televisivo, da 30 anni raduna enti e associazioni delle diverse provenienze, con un Comitato Editoriale composto da oltre 60 organizzazioni non profit italiane, dalle Acli a Save The Children, dall’Avis alla Confartigianato, fino al Telefono Azzurro e al WWF. Il Centro Sportivo Italiano vi fa parte sin dall’origine, fornendo spesso interessanti spunti e riflessioni. Nell’ultimo numero, il ragionamento parte proprio da questo.

Quali sono oggi le ragioni, il momento e il destino delle associazioni di volontariato?

Non è un tema secondario, per il nostro paese; stiamo parlando, infatti, di un piccolo, grande esercito, formato da 4,7 milioni di italiani (sì, avete letto bene), dai giovanissimi fino agli anziani, di tutte le estrazioni sociali e provenienze geografiche, livello di istruzione e professionalità, chi per poche ore al mese, chi per gran parte della propria vita, che dedicano impegno, tempo e passione a favore degli altri e del bene comune. Un esercito a volte travolgente, a volte spaurito, che ha visto nel periodo pre e post pandemico un autentico spartiacque. Nel breve volgere di pochi anni, infatti, si è passati dall’essere considerati indiscriminatamente alla stregua di “eroi” e additati come esempio, a venire osservati come soggetti particolari e stravaganti, nella maggior parte dei casi da chi faticava a comprendere o proprio non riusciva a capire il perché di tanto impegno. In molti casi, si è poi finiti a essere visti con sospetto, per giungere alla considerazione che, ad un’attività di volontariato, doveva necessariamente essere collegato un interesse, prima di tutto economico, ma non solo.I mutamenti sociali, delle abitudini e delle relazioni, sommate ad aggiornamenti normativi spesso complicati, bizzarri o contraddittori, non hanno certamente contribuito a rasserenare il clima.

Per tutti questi motivi, il Decreto interministeriale del 31 luglio 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 ottobre 2025, potrebbe rappresentare, se ben interpretato e applicato, un interessante e importante punto di svolta, per tutto il settore. Con lo stesso viene infatti dato seguito al Codice del Terzo Settore, definendo per la prima volta criteri univoci per il riconoscimento, sia in ambito scolastico che lavorativo, di tutte le esperienze maturate, da giovani e giovanissimi, certamente, ma non solo, nello svolgimento di attività e percorsi di volontariato. O, almeno, tenterà di farlo. Un decreto che riprende diverse esperienze precedenti, prima di tutte quella del Servizio Civile Nazionale, poi Servizio Civile Universale, dedicato però solamente ai soggetti di età compresa fra i 18 e i 28 anni, che riguardava diversi ambiti, che si sono negli anni poi estesi dalla cultura all’educazione, dalla protezione civile alla tutela dell’ambiente. Vi invitiamo pertanto a leggere e tenere monitorati gli aggiornamenti, le circolari e i decreti attuativi di questa norma. Fra i punti maggiormente qualificanti di questo decreto (che contiene, comunque, diversi aspetti molto delicati), la definizione delle specifiche tecniche e normative del rilascio, della registrazione e conservazione delle certificazioni. Un punto di partenza che comprende, come è giusto che sia, un percorso formativo che dovrà dotare i destinatari delle competenze che potranno poi essere spese e valorizzate, sia in ambito scolastico che all’interno del mondo del lavoro (concorsi pubblici, ricerca di lavoro, curricula, selezioni ecc.…). Un altro aspetto importante, aver stabilito che l’attività di volontariato debba essere svolta in modo non occasionale e saltuario, magari circoscritta a un paio di ore la settimana, oppure collocata all’interno di un solo evento estemporaneo, per quanto importante. Viene infatti indicata la durata minima dell’attività in 60 ore, calcolate nell’arco di dodici mesi. Tutoraggio, verifica dei risultati ottenuti, necessità di riscontri documentati, queste alcune delle altre caratteristiche indicate nel testo.

Come si vede, un articolato complesso che potrebbe, ovviamente, prestare il fianco a imprecisioni, sopravvalutazioni, perfino ad abusi.

Per tutti, un nuovo atto di assunzione di responsabilità a cui siamo tutti chiamati, in prima persona.        

Andrea De David

presidenza@csibologna.it

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