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editoriale dicembre 2025

DICEMBRE 2025.

Fra tutte le conseguenze negative della situazione internazionale che, soprattutto in questi ultimi anni, si sta progressivamente deteriorando, fra guerre, corse al riarmo, crisi degli organismi internazionali e riaffacciarsi dell’incubo nucleare, una delle più subdole e pericolose è il venir meno dell’attenzione su aspetti sociali ed economici che coinvolgono, da tanti anni, l’intero pianeta. Uno di questi, quello forse più drammatico e duraturo, è il perdurare della fame nel mondo, nelle sue diverse facce e articolazioni. Le stime pubblicate negli ultimi anni non sono rassicuranti anche se, paradossalmente, l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite, parla per la prima volta di una piccola ma percepita inversione di tendenza. Lo stesso rapporto del 2024, infatti, restituisce il dato che oggi l’8,2% della popolazione mondiale, pari a circa 673 milioni di persone, abbia sofferto la fame, una tendenza che risulta in calo rispetto all’8,5% del 2023 e all’8,7% del 2022. E’ un dato incoraggiante, sicuramente, frutto di importanti interventi da parte di Ong, organizzazioni internazionali e diversi stati in prima persona, fra cui l’Italia. Tuttavia, due dati importanti non vanno ignorati, né sottovalutati. Il primo, che una grande parte della popolazione mondiali, quasi il 10%, vive ancora sotto la soglia della minima sussistenza, e stiamo parlando, come si è visto, di oltre 600 milioni di persone, fra cui una altissima percentuale di minori. La seconda, che i progressi degli ultimi anni non sono stati uniformi in tutto il mondo, poiché la fame ha continuato ad aumentare nella maggior parte delle regioni dell’Africa e dell’Asia occidentale. Una polarizzazione dell’indigenza che sembra ormai un dato acquisito in tutte le dimensioni, compresi i paesi a sviluppo compiuto, in cui il benessere è detenuto ormai da una parte di popolazione sempre più piccola, i cosiddetti super ricchi. Si prevede, al contrario che, entro il 2030, oltre 500 milioni di persone potrebbero essere cronicamente denutrite. Di queste, quasi il 60 percento si troverà in Africa. Altri dati significativi sull’alimentazione mondiale sono l’aumento generalizzato dei costi delle materie prime e dei prodotti alimentari, soprattutto nei paesi a basso reddito, il crescere della malnutrizione infantile (la fascia di soggetti a maggiore rischio) e, in paradossale contrasto, del sovrappeso e dell’obesità, soprattutto nei paesi occidentali. Parte in questi giorni il progetto “Sport contro la fame, lo sport nutre la speranza”. Prestato alla sede della FAO, a Roma, la campagna è sostenuta da Focsiv, la Federazione degli organismi di volontariato internazionale di ispirazione cristiana, e dal Centro Sportivo Italiano, in collaborazione con l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura. Una campagna che durerà 18 mesi, con 58 progetti, attivi in 26 Paesi del mondo, che verranno sostenuti tramite una raccolta fondi che unirà eventi sportivi ed iniziative ludiche organizzati dal CSI e da Focsiv, con l'obiettivo di nutrire la speranza nelle periferie del mondo. I progetti garantiranno aiuto a circa 150mila persone, tra Asia, America Latina, Africa e Medio Oriente. Abbiamo particolarmente a cuore il progetto “Orto per tutti!” che si svolgerà in Tanzania, nella regione di Iringa dove è da sempre presente la Diocesi di Bologna. Il progetto coinvolge tre scuole primarie: Pomerini, Kipera e Mbalamaziwa. Le attività prevedono: laboratori di orto scolastico dedicati a oltre 1.500 bambini tra i 5 e i 15 anni, di cui 200 con disabilità; accompagnamento da parte degli insegnanti, alcuni formati in educazione inclusiva per garantire il coinvolgimento attivo di tutti gli studenti; produzione di ortaggi e frutta destinati alla preparazione dei pasti scolastici, così da migliorare la qualità nutrizionale della dieta dei bambini; distribuzione di 100 kit per ogni scuola (innaffiatoio, vanga, guanti, stivaletti, zappa), utilizzati a rotazione dagli alunni nei laboratori; acquisto di semi e fertilizzante per sostenere la continuità delle coltivazioni. Gli orti diventano così spazi educativi aperti, inclusivi e stimolanti, capaci di unire attività pratica, alimentazione sana e integrazione sociale. Un bel modo, sicuro e concreto, di promuovere la solidarietà, sia dal punto di vista dell’azione individuale che da quello (e per noi vale doppio) associativo. Questo l’indirizzo a cui trovare tutte le informazioni: Orto per tutti! E con questo pensiero, auguri di Buon Natale a tutti (e quest’anno siete davvero tanti) dal CSI Bologna!

Andrea De David

presidenza@csibologna.it

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L'editoriale

Solidarietà, un impegno che vale doppio

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