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Aree interne da scoprire e da difendere

APRILE 2026.

Sta suscitando un interessante, e meritorio, dibattito tutto quello che ruota intorno a un tema che potremmo riassumere in poche parole come quello delle “Aree Interne”. Il Governo ha infatti approvato la versione aggiornata del Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne per il Periodo 2021-2027, allo scopo di promuoverne la crescita economica e sociale e valorizzare le risorse locali. Il piano contiene una serie di provvedimenti legislativi, articolati e coordinati, orientati allo sviluppo delle comunità locali, alle politiche demografiche e a dare una risposta alle necessità dei territori, valorizzandone le diversità e contrastandone i più evidenti svantaggi a carattere economico, geografico e sociale. Si parla di una parte importante del territorio nazionale, quasi il 60% della superficie complessiva, dove abita oltre il 23% della popolazione. Nonostante siano tantissimi i capitoli di interesse, l’attenzione negli ultimi mesi si è concentrata sulle risorse che il Governo ha deciso di investire nell’intervento. Un miliardo di euro, poi portato a un miliardo e trecento milioni, derivanti dal PNRR Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, da utilizzare prevalentemente nel contrasto allo spopolamento dei piccoli borghi italiani. Saranno 309 i piccoli comuni interessati dal finanziamento, che si dovrà concludere entro il mese di giugno del 2026, 1.904 i destinatari, invece, dei provvedimenti messi in atto complessivamente. A seconda dell’appartenenza politica, questi stessi interventi sono stati definiti come fondamentali per il raggiungimento dello scopo, la salvaguardia e il rilancio di questi territori oppure, al contrario, come un abbandono definitivo, stante la scarsità delle risorse investite, del progetto, per dedicarsi a investire su altre aree del paese, più interessanti e redditizie. I provvedimenti, fra le altre cose, hanno definito in base a nuovi parametri, le aree interne, attraverso calcoli matematici e statistici. La definizione, infatti, non riguarda criteri geografici o demografici ma si basa, essenzialmente, sulla maggiore o minore facilità di accesso ai servizi essenziali. Aree interne sono infatti definiti i territori più distanti dai servizi essenziali o, almeno, da quelli identificati come tali: salute, istruzione e mobilità. In base a questo principio, vengono innanzi tutto definiti come “Polo” i comuni che detengono, contemporaneamente, tutti e tre questi servizi: un liceo e un istituto tecnico, oppure professionale. Un ospedale con pronto soccorso e accettazione di primo livello. Una stazione ferroviaria almeno di categoria Silver, di dimensioni medie cioè, e traffico passeggeri giornaliero fra le 2.500 e le 4.000 unità. Una volta identificati tali Comuni come “Polo”, tutti gli altri vengono suddivisi fra “Cintura” (distanza fino a 27,7 minuti da un Polo), “Intermedio” (fino a 40,9 minuti), “Periferico” (fino a 66,9 minuti) e “Ultra-periferico” (oltre i 66,9 minuti). Nella nostra provincia, come Polo sono definiti i soli Comuni di Bologna e Imola. Cintura, tutti i grandi comuni della Città Metropolitana, come Casalecchio di Reno, San Lazzaro di Savena e Castel Maggiore. Ma anche Sasso Marconi, Anzola dell’Emilia, Castenaso, Calderara di Reno, Granarolo dell’Emilia, Argelato… Intermedi sono, via via, Pianoro, Marzabotto, Valsamoggia, Monzuno e la maggior parte dei comuni della pianura. Periferici sono invece esclusivamente alcuni comuni della nostra montagna: Vergato, Alto Reno Terme, Monghidoro, Camugnano, Lizzano in Belvedere… Un unico comune bolognese è classificato come ultra-periferico: Castel d’Aiano. Abbiamo provato a riclassificare le oltre trecento società sportive affiliate al CSI Bologna. Quasi il 50% hanno sede a Bologna, circa il 25% in comuni della Cintura. Il 20% proviene da comuni Intermedi. Di conseguenza, solo il 5% proviene da comuni definiti come Periferici e, ahinoi, nessuno dall’unico comune Ultra-periferico. Un dato che fa riflettere, all’interno di un argomento molto ampio che, oltre agli investimenti economici, riguarda il miglioramento delle infrastrutture così come la diffusione dello smart working, la promozione delle case a 1 euro come il turismo sostenibile, le comunità energetiche e le tantissime case sfitte in Italia, ubicate in luoghi non più appetibili. Per non parlare del venir meno di presidi importanti come gli uffici postali, le farmacie, gli sportelli bancomat, per non parlare delle parrocchie, delle edicole o dei centri di aggregazione per giovani e anziani. In questo senso, ci piacerebbe vedere in futuro inserita nel monitoraggio delle aree interne, anche la distanza dal più vicino centro sportivo polivalente, o la presenza di un’associazione di volontariato. Un settore su cui investire al più presto sempre maggiori risorse, umane ed economiche. 

Andrea De David

presidenza@csibologna.it

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L'editoriale

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